Le tipologie di pensione, i requisiti anagrafici e contributivi, gli importi e i parametri aggiornati: una guida chiara per orientarsi tra pensione di vecchiaia, pensione anticipata, invalidità, superstiti e prestazioni assistenziali.
La pensione è una prestazione economica periodica erogata da enti previdenziali statali (come l'INPS), da enti previdenziali parastatali o da casse professionali, a chi ha raggiunto i requisiti di anzianità anagrafica e contributiva stabiliti dalla legge.
Le pensioni italiane si dividono in due grandi famiglie: le pensioni previdenziali, basate sui contributi versati durante la vita lavorativa (vecchiaia, anticipata, invalidità, superstiti), e le pensioni assistenziali, che non richiedono contributi ma si basano su requisiti di bisogno e di reddito (assegno sociale, invalidità civile).
La pensione pubblica obbligatoria può inoltre essere integrata da forme di previdenza complementare privata (fondi pensione), su base volontaria.
67 annirequisito anagrafico 2026 per la pensione di vecchiaia
42 anni e 10 mesicontributi richiesti agli uomini per la pensione anticipata (41 e 10 mesi per le donne)
546,24€importo mensile 2026 dell'assegno sociale, su 13 mensilità
611,85€trattamento minimo mensile 2026 per le pensioni calcolate con il sistema retributivo/misto
Le macro aree
Come si classificano le pensioni
A seconda del motivo per cui vengono erogate, le pensioni italiane si possono dividere in grandi gruppi: ogni gruppo ha requisiti, importi e modalità di richiesta propri.
Per la pensione di vecchiaia il requisito anagrafico 2026 è di 67 anni, con almeno 20 anni di contributi. Dal 2027 salirà a 67 anni e 1 mese, dal 2028 a 67 anni e 3 mesi, per effetto dell'adeguamento alla speranza di vita. La pensione anticipata, invece, non ha requisiti di età ma solo contributivi (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne).
Cos'è il trattamento minimo (pensione minima)?
È un'integrazione a carico dello Stato che garantisce un importo mensile minimo (611,85€ nel 2026) a chi ha una pensione calcolata con il sistema retributivo o misto che risulterebbe altrimenti più bassa. Non si applica a chi è interamente nel sistema contributivo. Per approfondire vedi la pagina dedicata alla pensione minima.
Quota 103 e Opzione donna sono ancora attive nel 2026?
No: nessuna delle due misure è stata rinnovata dalla Legge di Bilancio 2026 per nuove decorrenze. Restano accessibili solo a chi aveva già maturato il diritto entro una data fissata dalla legge (31 dicembre 2025 per Quota 103, 31 dicembre 2024 per Opzione donna).
Quanti pensionati ci sono in Italia?
Nel 2023-2024 i pensionati italiani (persone fisiche) erano circa 16,2-16,3 milioni (fonti: ISTAT, Annuario Statistico 2025; Osservatorio INPS su prestazioni pensionistiche e beneficiari). Il numero è però diverso da quello delle pensioni/trattamenti erogati, sempre più alto perché una stessa persona può percepire più prestazioni insieme (ad esempio vecchiaia più reversibilità): al 1° gennaio 2026 l'INPS ne contava 21.257.999. Nel 2023, su 22,9 milioni di trattamenti complessivi (tutti i comparti, dato ISTAT), circa il 77,5% apparteneva alla categoria IVS (invalidità previdenziale, vecchiaia/anzianità e superstiti, che le statistiche ufficiali pubblicano aggregate), il 19,8% era assistenziale (assegno sociale, invalidità civile e simili) e il 2,7% erano rendite indennitarie INAIL per infortuni e malattie professionali. Per l'evoluzione nel tempo vedi il grafico qui sotto e la pagina sulla storia del sistema pensionistico italiano.
Le informazioni di pensioni.it sostituiscono una consulenza previdenziale?
No. Le schede di pensioni.it hanno scopo divulgativo e aiutano a orientarsi tra le diverse prestazioni. Per il calcolo esatto della propria posizione contributiva e per presentare domanda è necessario rivolgersi all'INPS, anche gratuitamente tramite un patronato, o al proprio consulente del lavoro.
I numeri delle pensioni
Numero pensionati in Italia
Il grafico mostra, per ogni anno, il numero di pensioni vigenti al 1° gennaio (i trattamenti pensionistici erogati dall'INPS) e, dove disponibile, il numero di pensionati come persone fisiche al 31 dicembre dell'anno precedente (l'intero sistema pensionistico italiano). Una stessa persona può percepire più trattamenti: per questo il numero di pensioni è sempre superiore al numero di pensionati.
Pensioni vigenti al 1° gennaio di ciascun anno, tutte le gestioni INPS (dipendenti, autonomi, gestione separata e Gestione Dipendenti Pubblici). Fonte: INPS, Osservatorio statistico sulle pensioni erogate dall'Istituto. Pensionati (persone fisiche) al 31 dicembre dell'anno precedente, intero sistema pensionistico italiano (non solo INPS): dato disponibile solo dal 2020 al 2025, fonte INPS, Osservatorio su prestazioni pensionistiche e beneficiari (Casellario dei pensionati) — per il 2018, il 2019 e il 2026 non è stato possibile reperire un dato con la stessa metodologia.
Una serie completa anno per anno dal 1923 a oggi non è pubblicamente disponibile: i numeri storici verificabili più risalenti (pochi punti isolati, non una serie continua) sono riportati nella pagina sulla storia del sistema pensionistico italiano.
La spesa pensionistica
Quanto spende l'INPS ogni anno per pagare le pensioni
Spesa complessiva annua per le pensioni erogate dall'INPS (gestione principale più Gestione Dipendenti Pubblici, ex INPDAP). L'importo unificato è pubblicato ufficialmente da INPS solo a partire dal 2026; per gli anni precedenti è la somma dei due importi pubblicati separatamente dall'Osservatorio statistico INPS. Gli anni 2019, 2020 e 2025 non sono riportati perché non è stato possibile reperire, per quegli anni, un dato coerente con la stessa metodologia.
Il dato 2026 (in rosa) è l'unico importo unificato ufficiale pubblicato da INPS; gli altri anni (in giallo) sono la somma, calcolata da noi, dei due importi separati pubblicati da INPS per la gestione principale e per la Gestione Dipendenti Pubblici. Fonte: INPS, Osservatorio statistico sulle pensioni e sulla Gestione Dipendenti Pubblici.
Le entrate dell'INPS
Quanto incassa l'INPS ogni anno in contributi
Entrate contributive totali dell'INPS (tutte le gestioni: dipendenti, autonomi, gestione separata, Gestione Dipendenti Pubblici), dai Rendiconti generali INPS. Il dato 2018 proviene da una fonte secondaria che richiama il Rendiconto originale e ha quindi una confidenza leggermente inferiore agli altri anni; il dato 2026 non è ancora un consuntivo (sarà approvato solo a metà 2027) ma la stima più recente del bilancio preventivo assestato.
*Il 2026 (barra tratteggiata) è una stima da bilancio preventivo assestato, non un dato consuntivo. Fonte: INPS, Rendiconti generali e Bilancio di previsione 2026.
Spesa, entrate e deficit a confronto
Il deficit della gestione pensionistica INPS
I dati degli ultimi anni evidenziano che l'INPS spende ogni anno più di quanto incassa: coprendo il deficit da trasferimenti statali dalla fiscalità generale (GIAS). Il grafico mostra i dati annui che è stato possibile reperire e confrontare tra «Spesa» (pagamento pensioni), «Entrate» (incassi contributi), calcolandone Deficit e/o Plusvalenza (spesa meno entrate).
Spesa per le pensioniEntrate contributiveDeficit/Plusvalenza (spesa − entrate)
Valori in miliardi di euro. Le barre tratteggiate del 2026 derivano da dati di bilancio preventivo, non consuntivo. Deficit/Plusvalenza = spesa meno entrate contributive (negativo, sotto lo zero = deficit; positivo, sopra lo zero = plusvalenza; vedi nota seguente sul perimetro contabile). Fonti: INPS, Osservatorio statistico sulle pensioni, Rendiconti generali e Bilancio di previsione 2026.
Attenzione al perimetro: il valore è calcolato da noi come semplice differenza tra le due serie già pubblicate sopra in questa pagina (spesa complessiva INPS per pensioni, gestione principale più Gestione Dipendenti Pubblici, ed entrate contributive totali); non coincide necessariamente con la cifra di deficit di gestione pubblicata ufficialmente da INPS nel Rendiconto Generale, che usa un perimetro contabile diverso (ad esempio per il 2022 il Rendiconto indica un differenziale di circa -27,1 mld € contro i -41,7 mld € che risultano qui). L'ordine di grandezza e la tendenza nel tempo restano comunque coerenti.
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