Da una cassa volontaria per pochi operai a un sistema universale che oggi riguarda oltre 16 milioni di persone: oltre 125 anni di riforme, cambi di nome e scelte politiche.
La prima forma organica di previdenza in Italia riguardò i soli dipendenti pubblici e militari: il Testo Unico approvato con Regio Decreto 21 febbraio 1895, n. 70 (attuato dal regolamento del 5 settembre 1895, n. 603), emanato durante il governo guidato da Francesco Crispi nella sua seconda esperienza di governo (1893-1896).
Per i lavoratori privati si dovette attendere pochi anni: la Legge 17 luglio 1898, n. 350 istituì la «Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e per la vecchiaia degli operai». In questa prima fase l'iscrizione era volontaria (si parlava di «previdenza libera sussidiata»): il lavoratore versava i propri contributi, integrati da un contributo statale di incoraggiamento e da un contributo facoltativo del datore di lavoro.
In pochi anni l'iscrizione, da scelta volontaria di pochi, diventa un obbligo esteso alla generalità dei lavoratori dipendenti.
Il Decreto Luogotenenziale 21 aprile 1919, n. 603 introduce l'obbligatorietà dell'assicurazione invalidità e vecchiaia per i lavoratori dipendenti privati tra i 15 e i 65 anni (pensione dai 65 anni, con almeno 12 anni di contribuzione) ed estende la gestione alla Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali (CNAS), che sostituisce la precedente Cassa volontaria.
Il Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 3184 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 febbraio 1924) ridefinisce l'assicurazione obbligatoria contro invalidità e vecchiaia per uomini e donne, estendendola ai lavoratori dipendenti con retribuzione fino a 800 lire mensili, pur escludendo esplicitamente mezzadri, coloni e coltivatori diretti.
Con il passaggio all'obbligatorietà, la copertura passa dai circa 660.000 iscritti volontari del 1919 a diversi milioni di lavoratori dipendenti assicurati nel giro di pochi anni: l'inizio di un sistema di massa.
L'ente che oggi conosciamo come INPS ha cambiato nome due volte nel giro di un quindicennio, specchio delle vicende politiche del Paese.
Le fonti non sono concordi sull'anno esatto dell'ultimo cambio di nome: il riferimento normativo individuato (R.D.L. 704/1943) è del 1943, ma un documento ufficiale dello stesso INPS ("La storia dell'INPS", 2021) indica che l'ente "diviene definitivamente" INPS dal 1944, forse per un atto di conferma successivo legato al contesto bellico. Non è stato possibile dirimere con certezza assoluta questo punto: lo segnaliamo per completezza, nello spirito di trasparenza di questo portale.
Dal trattamento minimo del 1952 alla riforma Fornero del 2011, ogni riforma ha ridisegnato requisiti, calcolo e sostenibilità delle pensioni italiane.
La Legge 4 aprile 1952, n. 218 introduce l'integrazione al trattamento minimo di pensione e la tredicesima mensilità.
La Legge 30 aprile 1969, n. 153 introduce il sistema di calcolo retributivo (al posto di quello contributivo) e istituisce la pensione sociale, operativa dal 1976.
Legge delega 421/1992 e D.Lgs. 503/1992: innalzamento graduale dell'età pensionabile a 65 anni (uomini) e 60 (donne) e uniformazione dei requisiti tra settore pubblico e privato.
La Legge 8 agosto 1995, n. 335 introduce il sistema di calcolo contributivo, l'età pensionabile flessibile (57-65 anni) e la Gestione Separata INPS.
La Legge 23 agosto 2004, n. 243 innalza i requisiti ("quote" età+contributi) per la pensione di anzianità e introduce incentivi per chi posticipa il pensionamento.
La Legge 24 dicembre 2007, n. 247 introduce dal 1° luglio 2009 il sistema delle "quote" e la revisione automatica dei coefficienti di trasformazione.
Il D.L. 201/2011, convertito in Legge 214/2011 ("Salva Italia"), estende il calcolo contributivo pro-rata a tutti, innalza l'età pensionabile (67 anni dal 2019) e introduce l'aggiornamento biennale alla speranza di vita.
Tre misure sperimentali di pensionamento anticipato: Quota 100 nel 2019 (62 anni + 38 di contributi), Quota 102 nel 2022 (64 anni + 38 di contributi), Quota 103 nel 2023 (62 anni + 41 di contributi). Scopri lo stato di Quota 103 oggi →
Una serie completa e verificata del numero di pensionati anno per anno dal 1923 a oggi non è pubblicamente disponibile: le fonti ufficiali (ISTAT, INPS) pubblicano con continuità solo i dati più recenti. Ecco i punti che è stato possibile verificare con fonte certa.
Per il periodo intermedio, dagli anni Venti agli anni Duemila, esisterebbe un dataset storico dell'INPS (Coordinamento Generale Statistico Attuariale) intitolato «Serie storica delle pensioni vigenti, 1910-2010», ma al momento della stesura di questa pagina non è stato possibile reperirne i valori completi da una fonte raggiungibile: per questo motivo non vengono qui riportati numeri intermedi stimati. Per l'andamento più recente e verificato anno per anno, vedi il grafico nella homepage.
Il Regio Decreto Legge 2 agosto 1943, n. 704 arriva pochi giorni dopo la caduta del regime fascista (25 luglio 1943) e la formazione del governo Badoglio: rimuovere il riferimento al fascismo dalla denominazione dell'ente (da INFPS a INPS) fu una delle prime misure di discontinuità istituzionale di quei mesi.
La Legge 335/1995 sostituì il criterio di calcolo retributivo (basato sulle ultime retribuzioni) con quello contributivo (basato sui contributi versati per tutta la vita lavorativa, rivalutati), introducendo anche una maggiore flessibilità nell'età di pensionamento e la Gestione Separata INPS per i lavoratori senza altra copertura previdenziale.
Per il periodo più recente (dal 2018 in poi) sì, grazie a ISTAT e all'Osservatorio statistico dell'INPS. Per il periodo precedente, in particolare dagli anni '20 agli anni 2000, non è stato possibile reperire una serie ufficiale completa e accessibile anno per anno: esistono solo alcuni punti isolati verificabili, riportati in questa pagina.
Nel sistema retributivo (in vigore fino alla riforma Dini del 1995) l'importo della pensione si calcolava sulla media delle ultime retribuzioni; nel sistema contributivo (introdotto dal 1996) si calcola invece sui contributi effettivamente versati durante tutta la carriera lavorativa, rivalutati nel tempo. Chi aveva già anzianità contributiva al 31/12/1995 rientra in un sistema misto.
Dalla pensione di vecchiaia all'assegno sociale, consulta l'elenco generale aggiornato al 2026.