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Storia del sistema pensionistico italiano

Da una cassa volontaria per pochi operai a un sistema universale che oggi riguarda oltre 16 milioni di persone: oltre 125 anni di riforme, cambi di nome e scelte politiche.

Le origini (1895-1898)

Prima i dipendenti pubblici, poi gli operai

La prima forma organica di previdenza in Italia riguardò i soli dipendenti pubblici e militari: il Testo Unico approvato con Regio Decreto 21 febbraio 1895, n. 70 (attuato dal regolamento del 5 settembre 1895, n. 603), emanato durante il governo guidato da Francesco Crispi nella sua seconda esperienza di governo (1893-1896).

Per i lavoratori privati si dovette attendere pochi anni: la Legge 17 luglio 1898, n. 350 istituì la «Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e per la vecchiaia degli operai». In questa prima fase l'iscrizione era volontaria (si parlava di «previdenza libera sussidiata»): il lavoratore versava i propri contributi, integrati da un contributo statale di incoraggiamento e da un contributo facoltativo del datore di lavoro.

1895Dipendenti pubbliciR.D. 21 febbraio 1895, n. 70, governo Crispi
1898Cassa Nazionale di PrevidenzaLegge 17 luglio 1898, n. 350, assicurazione volontaria per gli operai
1899978 iscrittiprimo anno di attività della Cassa (assicurazione ancora volontaria)
1919~660.000 iscrittiiscritti alla Cassa poco prima della riforma che la rese obbligatoria
Dalla previdenza volontaria a quella obbligatoria

1919 e 1923: nasce l'assicurazione di massa

In pochi anni l'iscrizione, da scelta volontaria di pochi, diventa un obbligo esteso alla generalità dei lavoratori dipendenti.

1919

CNAS, l'assicurazione diventa obbligatoria

Il Decreto Luogotenenziale 21 aprile 1919, n. 603 introduce l'obbligatorietà dell'assicurazione invalidità e vecchiaia per i lavoratori dipendenti privati tra i 15 e i 65 anni (pensione dai 65 anni, con almeno 12 anni di contribuzione) ed estende la gestione alla Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali (CNAS), che sostituisce la precedente Cassa volontaria.

1923

Il Regio Decreto del governo Mussolini

Il Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 3184 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 febbraio 1924) ridefinisce l'assicurazione obbligatoria contro invalidità e vecchiaia per uomini e donne, estendendola ai lavoratori dipendenti con retribuzione fino a 800 lire mensili, pur escludendo esplicitamente mezzadri, coloni e coltivatori diretti.

1919-1923

Da centinaia di migliaia a milioni di lavoratori

Con il passaggio all'obbligatorietà, la copertura passa dai circa 660.000 iscritti volontari del 1919 a diversi milioni di lavoratori dipendenti assicurati nel giro di pochi anni: l'inizio di un sistema di massa.

Tre nomi in meno di 25 anni

Da CNAS a INFPS a INPS

L'ente che oggi conosciamo come INPS ha cambiato nome due volte nel giro di un quindicennio, specchio delle vicende politiche del Paese.

  • 1919 — CNAS: Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali, nata con il Decreto Luogotenenziale 603/1919.
  • 1933 — INFPS: con il Regio Decreto Legge 27 marzo 1933, n. 371, la CNAS diventa Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, ente di diritto pubblico con gestione autonoma.
  • 1943 — INPS: con il Regio Decreto Legge 2 agosto 1943, n. 704 (pochi giorni dopo la caduta del regime fascista, governo Badoglio), la parola «Fascista» viene eliminata dalla denominazione, che diventa Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

Una piccola discrepanza da segnalare

Le fonti non sono concordi sull'anno esatto dell'ultimo cambio di nome: il riferimento normativo individuato (R.D.L. 704/1943) è del 1943, ma un documento ufficiale dello stesso INPS ("La storia dell'INPS", 2021) indica che l'ente "diviene definitivamente" INPS dal 1944, forse per un atto di conferma successivo legato al contesto bellico. Non è stato possibile dirimere con certezza assoluta questo punto: lo segnaliamo per completezza, nello spirito di trasparenza di questo portale.

Dal dopoguerra a oggi

Le riforme principali del sistema pensionistico

Dal trattamento minimo del 1952 alla riforma Fornero del 2011, ogni riforma ha ridisegnato requisiti, calcolo e sostenibilità delle pensioni italiane.

1952

Trattamento minimo

La Legge 4 aprile 1952, n. 218 introduce l'integrazione al trattamento minimo di pensione e la tredicesima mensilità.

1969

Riforma Brodolini

La Legge 30 aprile 1969, n. 153 introduce il sistema di calcolo retributivo (al posto di quello contributivo) e istituisce la pensione sociale, operativa dal 1976.

1992

Riforma Amato

Legge delega 421/1992 e D.Lgs. 503/1992: innalzamento graduale dell'età pensionabile a 65 anni (uomini) e 60 (donne) e uniformazione dei requisiti tra settore pubblico e privato.

1995

Riforma Dini

La Legge 8 agosto 1995, n. 335 introduce il sistema di calcolo contributivo, l'età pensionabile flessibile (57-65 anni) e la Gestione Separata INPS.

2004

Riforma Maroni

La Legge 23 agosto 2004, n. 243 innalza i requisiti ("quote" età+contributi) per la pensione di anzianità e introduce incentivi per chi posticipa il pensionamento.

2007

Riforma Prodi-Damiano

La Legge 24 dicembre 2007, n. 247 introduce dal 1° luglio 2009 il sistema delle "quote" e la revisione automatica dei coefficienti di trasformazione.

2011

Riforma Fornero

Il D.L. 201/2011, convertito in Legge 214/2011 ("Salva Italia"), estende il calcolo contributivo pro-rata a tutti, innalza l'età pensionabile (67 anni dal 2019) e introduce l'aggiornamento biennale alla speranza di vita.

2019-2023

Quota 100, 102, 103

Tre misure sperimentali di pensionamento anticipato: Quota 100 nel 2019 (62 anni + 38 di contributi), Quota 102 nel 2022 (64 anni + 38 di contributi), Quota 103 nel 2023 (62 anni + 41 di contributi). Scopri lo stato di Quota 103 oggi →

I numeri nel tempo

Quanti pensionati c'erano, quanti ce ne sono oggi

Una serie completa e verificata del numero di pensionati anno per anno dal 1923 a oggi non è pubblicamente disponibile: le fonti ufficiali (ISTAT, INPS) pubblicano con continuità solo i dati più recenti. Ecco i punti che è stato possibile verificare con fonte certa.

1899978 iscrittiprimo anno della Cassa Nazionale di Previdenza, assicurazione volontaria
1919 (prima della riforma)~660.000 iscrittialla Cassa Nazionale di Previdenza, poco prima dell'obbligatorietà
2018oltre 16 milionipensionati (persone fisiche), 60 ogni 100 occupati — fonte ISTAT/CNEL
2023-202416,2-16,3 milionipensionati (persone fisiche) — fonte ISTAT, Annuario Statistico 2025 e Osservatorio INPS

Per il periodo intermedio, dagli anni Venti agli anni Duemila, esisterebbe un dataset storico dell'INPS (Coordinamento Generale Statistico Attuariale) intitolato «Serie storica delle pensioni vigenti, 1910-2010», ma al momento della stesura di questa pagina non è stato possibile reperirne i valori completi da una fonte raggiungibile: per questo motivo non vengono qui riportati numeri intermedi stimati. Per l'andamento più recente e verificato anno per anno, vedi il grafico nella homepage.

Domande frequenti

Storia delle pensioni in breve

Perché nel 1943 fu tolta la parola "Fascista" dal nome dell'ente?

Il Regio Decreto Legge 2 agosto 1943, n. 704 arriva pochi giorni dopo la caduta del regime fascista (25 luglio 1943) e la formazione del governo Badoglio: rimuovere il riferimento al fascismo dalla denominazione dell'ente (da INFPS a INPS) fu una delle prime misure di discontinuità istituzionale di quei mesi.

Cosa cambiò davvero con la riforma Dini del 1995?

La Legge 335/1995 sostituì il criterio di calcolo retributivo (basato sulle ultime retribuzioni) con quello contributivo (basato sui contributi versati per tutta la vita lavorativa, rivalutati), introducendo anche una maggiore flessibilità nell'età di pensionamento e la Gestione Separata INPS per i lavoratori senza altra copertura previdenziale.

È vero che non esiste una serie storica completa del numero di pensionati italiani?

Per il periodo più recente (dal 2018 in poi) sì, grazie a ISTAT e all'Osservatorio statistico dell'INPS. Per il periodo precedente, in particolare dagli anni '20 agli anni 2000, non è stato possibile reperire una serie ufficiale completa e accessibile anno per anno: esistono solo alcuni punti isolati verificabili, riportati in questa pagina.

Qual è la differenza tra il sistema retributivo e quello contributivo?

Nel sistema retributivo (in vigore fino alla riforma Dini del 1995) l'importo della pensione si calcolava sulla media delle ultime retribuzioni; nel sistema contributivo (introdotto dal 1996) si calcola invece sui contributi effettivamente versati durante tutta la carriera lavorativa, rivalutati nel tempo. Chi aveva già anzianità contributiva al 31/12/1995 rientra in un sistema misto.

Scopri le tipologie di pensione di oggi

Dalla pensione di vecchiaia all'assegno sociale, consulta l'elenco generale aggiornato al 2026.